Alle 17.48 i quindici gerarchi vengono allineati contro la ringhiera metallica del lungolago del paese, con il viso verso il lago e le spalle al plotone d'esecuzione e vengono giustiziati

mercoledì 8 febbraio 2017





25 APRILE I FEDELISSIMI SI STRINGONO ATTORNO A MUSSOLINI
SOTTOBRACCIO A MUSSOLINI LA FIGLIA NATURALE ELENA CURTI
CHE LO SEGUIRA' SINO A DONGO

MUSSOLINI AL SUO RIENTRO DALL'INCONTRO 
CON IL CARDINALE SCHUSTER APOSTROFA IL COMANDANTE DELLA 
SCORTA TEDESCA DICENDOGLI  DEL  TRADIMENTO DI WOLFF.
E' IL MOMENTO DELLA PARTENZA DALLA PREFETTURA DI MILANO PER COMO.
SONO LE 20 DEL 25 APRILE 

ALBA DEL 26 APRILE
LA COLONNA DI UNITA' FASCISTE AL COMANDO DI PASOLINI
PARTITA DA MILANO RAGGIUNGE COMO
LE BRIGATE NERE SI APPRESTANO A PRENDERE 
POSIZIONE IN ATTESA DI ORDINI




Benito Mussolini

1883. Benito Mussolini nasce il 29 luglio 1883 a Dovia di Predappio, in provincia di Forlì, da Rosa Maltoni, maestra elementare, e Alessandro Mussolini, fabbro ferraio.

1892-1894. Compie i primi studi presso il Collegio salesiano di Faenza, poi a Forlimpopoli nel collegio laico "Giosuè Carducci".

1900. Si iscrive al partito socialista.

1901. Prende il diploma di maestro.1902. Emigra in Svizzera per sottrarsi alla chiamata alle armi. Viene condannato a un anno di carcere per diserzione.

1905. Rientra in Italia dopo l’amnistia.

1906. Presta servizio militare nei bersaglieri sino a settembre.

1906-1908. Lavora come insegnante a Predappio, Tolmezzo e Oneglia.

1908. Diviene segretario della Camera del lavoro di Trento e dirige il settimanale socialista L’avvenire dei lavoratori.
1909. Collabora per un mese come caporedattore al Popolo di Cesare Battisti.

1910. Incomincia a convivere con Rachele Guidi e nel settembre ha da lei la figlia Edda.

1911. A settembre guida manifestazioni contro la guerra italo-turca. Arrestato passa cinque mesi in carcere dove conosce Pietro Nenni.

1912. Partecipa al Congresso nazionale socialista di Reggio Emilia. Il suo ordine del giorno, che chiede l’espulsione di Bonomi, Bissolati e Cabrini, viene approvato. Trasferitosi a Milano assume la direzione dell’Avanti!

1914. Hanno inizio le pubblicazioni del Popolo d’Italia. Mussolini, divenuto interventista, è espulso dalla sezione del partito socialista.
1915. Viene arruolato e nel dicembre sposa civilmente .Rachele Guidi.

 1916. Nasce il figlio Vittorio.

1917. Viene ferito al fronte.

1918. Nasce il figlio Bruno.

1919. Il 23 marzo in piazza San Sepolcro a Milano fonda i Fasci italiani di combattimento. Pochi giorni dopo viene assalito l’Avanti! e la sua sede devastata.

1920. D’Annunzio occupa Fiume.

1921. Viene eletto alla Camera per la lista del Blocco nazionale formato da liberali di destra e da fascisti. Il movimento si trasforma in Partito Nazionale Fascista.

1922. Sciopero generale in seguito a una spedizione punitiva fascista. Intensifica l’attività squadrista e il 28 ottobre realizza la Marcia su Roma. Il 30 ottobre è incaricato di formare il nuovo governo.
1923. Istituisce il Gran Consiglio del fascismo. Viene investito dei pieni poteri per la riforma della pubblica amministrazione. Nasce la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale. Il 18 novembre viene emanata una legge elettorale maggioritaria (legge Acerbo) intesa a garantire al partito di maggioranza relativa circa i due terzi dei seggi della Camera.

1924. Aprile. Elezioni che, condotte in un clima di violenze, assicurano alla lista fascista (il "listone") il 64% dei voti. Il 10 giugno viene assassinato a opera di squadristi il deputato socialista Matteotti. I partiti di opposizione lasciano la Camera (secessione dell’Aventino) ma il re conferma la fiducia a Mussolini.

1925. Il 3 gennaio Mussolini con il suo discorso alla Camera inaugura la fase dittatoriale e totalitaria del regime fascista. Viene lanciata la battaglia dei grano. Fallisce l’attentato alla sua vita da parte di Tito Zaniboni. Sposa con rito religioso Rachele.
1926. Approvate le leggi speciali e istituito il Tribunale speciale. E' introdotta la pena di morte. Attentati a Mussolini di Violet Gibson (aprile) e dell’anarchico Lucetti (settembre).

1927. Fa emanare una circolare per la normalizzazione dell’estremismo fascista. Viene promulgata la Carta del lavoro, base dell’ordinamento corporativo, e avviata una politica demografica.

1928. il Tribunale speciale fascista condanna Antonio Gramsci, che sarà tenuto in carcere, poi al confino.

1929. Febbraio. Conclusi i Patti Lateranensi tra l’italia e la Santa Sede. Obbligatorio nelle scuole lo studio della religione cattolica.

1930. Arriva il contraccolpo della grande crisi. Interventismo a oltranza.
1931. Michele Schirru attenta alla vita di Mussolini. Muore Arnaldo Mussolini, fratello del Duce. Starace è segretario del Partito Nazionale Fascista.

1932. Alla fine di luglio assume direttamente il ministero degli Esteri.

1933. Hitler va al potere in Germania. Nasce l’IRI. Pubblica una raccolta dei suoi scritti.

1934. Giugno. Incontro con Hitler. Legge istitutiva delle corporazioni.

1935. Accordi italo-francesi siglati a Roma da Lavai e Mussolini. Ottobre : truppe italiane al comando di Del Bono e Graziani invadono l’Etiopia. Pochi giorni dopo la Società delle Nazioni delibera le sanzioni economiche contro l’Italia fascista.

1936. Processo al gruppo antifascista torinese (Bobbio, Ginzburg, Mila, Pavese ecc.). Marzo: inizio di una politica filo-tedesca. Luglio: Mussolini e Hitler appoggiano la rivolta franchista in Spagna. Ottobre: nasce l’Asse Roma-Berlino. Galeazzo Ciano ministro degli Esteri.

1937. Adesione al Patto AntiComintern con la Germania. Dicembre. L’Italia esce dalla Società delle Nazioni.
1938. Vieta l’uso del lei che è sostituito dal voi. Mussolini è nominato primo maresciallo dell’impero assieme al Re Vittorio Emanuele III. Nel luglio è promulgato il Manifesto della razza. Settembre: conferenza e patto di Monaco.

1939. Patto d’acciaio tra Italia e la Germania . Settembre: dichiara la non belligeranza. La Camera dei deputati è sostituita dalla Camera dei fasci e delle corporazioni. Fine della guerra civile spagnola. Aprile. L’Italia occupa l’Albania.

1940. Dichiara guerra alla Francia e all’Inghilterra. Ottobr: campagna di Grecia.

1941. Incontro con Hitler. Aprile: dichiara guerra alla Jugoslavia e, nel giugno, dopo l’invasione tedesca dell’URSS, invia un corpo di spedizione guidato dal generale Messe. Dicembre: dichiara guerra agli Stati Uniti.
1942. Insieme alle forze armate tedesche le truppe italiane occupano la Tunisia.

1943. Luglio: sbarco alleato in Sicilia. Su proposta di Dino Grandi nella notte dal 24 al 25 viene votata ai Gran Consiglio del fascismo una mozione di sfiducia a Mussolini. Il 25 viene fatto arrestare dal re che affida il governo al maresciallo Badoglio: il partito fascista è disciolto. Il 12 Settembre, trasferito a Ponza, poi alla Maddalena e al Gran Sasso, viene liberato da un comando di paracadutisti tedeschi guidato dal maggiore delle SS Otto Skorzeny e portato in volo in Germania da dove annuncia alla radio la creazione della Repubblica Sociale Italiana. 19 Ottobre: viene arrestare Galeazzo Ciano.

1944. Processo di Verona. I gerarchi "traditori" sono fucilati nel forte Procolo. 22 Gennaio: sbarco alleato ad Anzio. 4 Giugno: gli alleati entrano a Roma, Vittorio Emanuele trasmette i poteri a Umberto II. 6 Giugno: sbarco anglo-americano in Normandia.
1945. 18 aprile. Mussolini si trasferisce dal lago di Garda a Milano e il 25 cerca senza risultato di trattare la resa con il Comitato di liberazione. Il 27 Aprile viene catturato dai partigiani a Dongo, sul lago di Como, 28 Aprile viene fucilato con Claretta Petacci a Giulino di Mezzegra

1957. il 30 di Agosto vengono restituite alla famiglia le spoglie del Duce. Riposano nel Cimitero di S. Cassiano, nella Cripta di famiglia a Predappio (Forli) dove ogni anno si recano decine di migliaia di persona a rendergli l' ultimo tributo.




Claretta Petacci
(Roma, 28 febbraio 1912 – Giulino di Mezzegra, 28 aprile 1945)
Figlia di Giuseppina Persichetti (1888-1962) e del medico Francesco Saverio Petacci ,direttore di una clinica a Roma. Nel 1932, in seguito a un incontro fortuito avvenuto durante una gita in auto a Castel Fusano ,Claretta riuscì a conoscere Mussolini di persona; già da tempo inviava al Duce numerose lettere, ma dopo quell'incontro si succedettero numerose "udienze" a Palazzo Venezia, che dopo una serie di colloqui confidenziali acquisirono il carattere di una vera e propria relazione.
Petacci, ormai sposata con il tenente dell'Aeronautica Militare Italiana Riccardo Federici (1904-1972), aveva in realtà già preso le distanze da quest'ultimo (dal quale si sarebbe separata ufficialmente nel 1936). All'epoca del suo incontro con Mussolini, Clara aveva vent'anni.
Mussolini era sposato dal 1915 con rito civile e dal 1925 con rito religioso con Rachele Guidi (detta "donna Rachele"), che aveva conosciuto già durante l'infanzia e alla quale era legato sin da prima del 1910.
Claretta Petacci fu arrestata il 25 luglio 1943, per essere poi liberata l'8 settembre, quando venne annunciata la firma dell'armistizio di Cassibile. Clara si trasferì in una villa a Gardone, non lontano
dalla residenza di Mussolini e dalla sede del governo repubblicano a Salò. Il 25 aprile, sia Claretta che il fratello Marcello si allontanarono da Milano assieme alla lunga colonna di gerarchi fascisti  verso Como. Il 27 aprile 1945, Claretta fu bloccata a Dongo da una formazione della 52ª Brigata Garibaldi partigiana, che intercettò la colonna di automezzi tedeschi con i quali il Duce viaggiava. Il giorno seguente, 28 aprile, dopo il trasferimento a Bonzanigo di Mezzegra, sul lago di Como,  la Petacci fu uccisa, sebbene su Claretta non pendesse alcuna condanna. Nella stessa giornata anche il fratello Marcello, fu ucciso a Dongo dai partigiani .Il giorno successivo, il 29 aprile, a Piazzale Loreto ,il corpo di Claretta Petacci fu appeso per i piedi alla pensilina del distributore di. Dopo essere stata sepolta in un primo tempo al Cimitero Maggiore di Milano, sotto il nome fittizio di Rita Colfosco, nel 1959, è stata inumata nella tomba di famiglia al Cimitero Comunale Monumentale Campo Verano di Roma.
TUMULAZIONE DELLA SALMA

Ruggero Romano
(Noto, 9 marzo 1895 – Dongo, 28 aprile 1945)
È stato Ministro dei lavori pubblici nella Repubblica sociale italiana.
Seguì a Catania gli studi giuridici. Dopo aver preso parte attiva alla campagna interventista, partecipò alla Prima guerra mondiale quale ufficiale di fanteria, insieme con altri quattro fratelli tutti ufficiali nella stessa arma, e si guadagnò una medaglia al valor militare nelle vittoriose azioni di Selz e Monfalcone del anno 1916, oltre che la croce di guerra Italiana e la croce di guerra Belga con palme.
Nel 1922, poco dopo essersi laureato in giurisprudenza aderi al Partito nazionale fascista. Invalido di guerra per ferite riportate in combattimento, si dedicò a Roma e in Sicilia all'organizzazione dei mutilati, specie dopo Caporetto, nel periodo della resistenza.
Durante il governo fascista continuò a svolgere la professione di avvocato pur ricevendo incarichi politici: fu deputato dal 1929 al 1939 sottosegretario di stato alle Comunicazioni, segretario del P.N.F. della città di Acireale e Podestà della città natale, Noto.
Nel marzo del 1919 vide la luce un suo primo volume di sistemazione tecnico-giuridica delle provvidenze in materia di pensioni di guerra.
Fu chiamato a far parte di varie Commissioni di studio di nomina governativa e fu correlatore della commissione ministeriale per la riforma e la codificazione delle pensioni di guerra: approntò un primo progetto di 123 articoli, che, ripreso in esame da S.E. Arturo Rocco, sottosegretario di stato alle pensioni di guerra, divenne legge il 12 luglio del 1923.
Nel luglio del 1924, durante l'infuriare del quartarellismo, chiese al Duce il ruolo di militare di fatto nelle file del fascismo. Nel 1943 aderi alla Repubblica sociale italiana e venne nominato Ministro dei Lavori Pubblici.
La sua salma, tra e appese a Piazzale Loreto, fece ritorno nella sua città natale dopo qualche anno.

Alessandro Pavolini
(Firenze, 27 settembre 1903 – Dongo, 28 aprile 1945)
Ministro della Cultura popolare e segretario del Partito Fascista Repubblicano. Figlio di Paolo Emilio, poeta e filologo (docente ordinario di sanscrito e di civiltà dell'India antica presso l'Istituto di Studi Superiori fiorentino, livornese originario dell'isola d'Elba). Dal 31 ottobre 1939 fu titolare del Ministero della Cultura Popolare (Minculpop), in sostituzione di Dino Alfieri, inviato a Berlino come ambasciatore.
ll 25 luglio 1943 Pavolini venne a conoscenza della destituzione e del conseguente arresto di Mussolini dal ministro Zenone Benini. Pavolini, tornato a casa, mise al sicuro la famiglia facendola ospitare da uno zio, l'architetto Brogi, poi si rifugiò presso l'amico Pierfrancesco Nistri in via Tre Madonne, temendo di poter essere ucciso dalla polizia di Badoglio come era già avvenuto con Ettore Muti.. Nel corso dei due giorni lì passati maturò la decisione di recarsi in Germania al fine di continuare a combattere al fianco dei tedeschi.
Fu sostenitore, o forse proprio ideatore, della proposta del Ridotto alpino repubblicano (RAR), che prevedeva di ritirare in Valtellina tutte le truppe ancora disponibili, in particolare Brigate nere, onde poter opporre un'estrema resistenza contro gli Alleati. Dopo il fallimento delle trattative di resa con il CLN, Mussolini, dopo una riunione al palazzo della Prefettura a Milano, decise di accettare la proposta di Pavolini ed impartì l'ordine di dirigersi verso il Ridotto alpino repubblicano, ordine mascherato nella formula "Precampo a Como", ma tuttavia ben chiaro. Pavolini ordinò alle Brigate Nere della Liguria e del Piemonte di muovere verso la Valtellina e stimò in circa 25.000 le unità in movimento.
Mussolini partì la sera del 25 aprile; il giorno dopo Pavolini insieme a Idreno Utimpergher, Comandante della Brigata Nera di Lucca, si mise alla testa di una colonna di 178 veicoli, che contavano 4.636 uomini e 346 ausiliarie. Una volta giunto a Como non vi trovò Mussolini, il quale aveva proseguito sino a Menaggio. Il 27 aprile da Menaggio proseguì verso Dongo, in direzione dell'Alto Adige.
 A seguito di un'ampia battuta di ricerca fu catturato a notte, indebolito da una ferita, fu portato a Dongo, nella Sala d'Oro del palazzo comunale, dove poi fu condotto brevemente anche Mussolini, anch'egli nel frattempo riconosciuto e catturato. Insieme a Paolo Porta e Paolo Zerbino Pavolini fu processato per collaborazionismo con il nemico, passibile per il CLN di fucilazione immediata secondo la sua ordinanza del 12 aprile precedente. Pavolini ebbe per ultimo vanto quello di guidare la fila indiana dei condannati che dall'edificio del comune si avviò verso il lago, nei pressi del quale (dopo diversi incidenti procedurali) furono schierati di schiena per l'esecuzione. Il cadavere di Pavolini fu esposto il giorno dopo, a Piazzale Loreto
L' AUTOBLINDA DI PAVOLINI FOTOGRAFATA TRA I PARTIGIANI DOPO LA CATTURA
Francesco Maria Barracu
(Santu Lussurgiu, 1º novembre 1885 – Dongo,28 aprile 1945)
Nella prima guerra mondiale prestò servizio in Libia come ufficiale di fanteria. Smobilitato il 31 agosto del 1921, si iscrisse al Partito Nazionale Fascista e ottenne diversi incarichi all'interno del PNF, tra cui quella di presidente del Fascio della Sardegna. Partecipò alle operazioni militari in Africa Orientale, durante la guerra d'Etiopia, come comandante del III battaglione Dubat perdendo un occhio a seguito delle ferite ricevute il 3 marzo 1937 durante un'azione di rastrellamento. Tornato in patria fu insignito di medaglia d'oro al valore. Si dedicò poi al giornalismo soprattutto su questioni coloniali. Dopo l'8 settembre del 1943 rimase fedele a Benito Mussolini e partecipò alla fondazione della Repubblica Sociale Italiana, contribuendo a convincere il maresciallo Rodolfo Graziani ad assumere il ministero della Difesa Nazionale. Nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri della RSI, ebbe notevole ruolo sul trasferimento al nord dei funzionari dei ministeri e nell'organizzazione dell'amministrazione repubblicana. Tentò, ma senza successo annettere la Sardegna al governo di Salò, poi costituì formare una legione di fascisti sardi nota come Battaglione Volontari di Sardegna - Giovanni Maria Angioy. Durante la prima riunione del neonato Partito Fascista Repubblicano attaccò duramente il segretario Alessandro Pavolini ed il ministro Guido Buffarini-Guidi, chiedendo invano al duce di prenderne il posto. Il 25 aprile del 1945 seguì Mussolini nella sua fuga verso il lago di Como, ma fu preso prigioniero insieme ad altri gerarchi a Dongo dai partigiani che il 28 aprile lo fucilarono ed esposero la sua salma a Milano in piazzale Loreto: rivolto al plotone di esecuzione, percuotendosi il petto all'altezza del cuore: "Qui dovete sparare: io sono una medaglia d'oro!" ma ciononostante fu obbligato a voltarsi come gli altri per poi essere fucilato alla schiena.

Ernesto Daquanno
(Roma, 7 gennaio 1897 – Dongo, 28 aprile 1945)
Inizialmente nazionalista, aderì successivamente al fascismo collaborando col Regime in qualità di redattore di vari quotidiani, tra cui La Stampa. Costretto da un provvedimento del primo governo Badoglio a lasciare la celebre testata torinese, aderì alla Repubblica Sociale Italiana divenendo uno dei pubblicisti di punta del Giornale Radio-EIAR.
Direttore de Il Lavoro di Genova dal 26 gennaio al 2 giugno 1944 (giorno in cui venne sostituito da Gian Gino Pellegrini), diviene 72 ore dopo direttore della Stefani, unica agenzia di stampa legale nella RSI. Sempre nel 1944 diede alle stampe i libri La socializzazione delle imprese e La socializzazione dell'Europa. Seguendo Mussolini nel suo allontamento da Milano, viene arrestato dalla 52ª Brigata Garibaldi "Luigi Clerici" ed assassinato a Dongo dai Partigiani insieme ad altri gerarchi fascisti.


Mario Nudi
(Roma, 17 luglio 1912 – Dongo, 28 aprile 1945)
Combatte in AOI e nel 1940 diviene S.Capo Manipolo MVSN e Moschettiere del Duce, ammesso nell'extra organico. I Moschettieri del Duce, scelti dall'11 febbraio 1923 tra gli Ufficiali in congedo, purchè non MVSN, con attività civile da professionista o da dipendente dello Stato, nel 1937 erano 180 e dal 1936 avevano il Comando presso sede romana della MVSN, nella caserma "Mussolini" di Viale Romania. Lavora nella Confederazione Fascista dei Lavoratori dell’Agricoltura che segue al Nord e che ha quale Commissario ministeriale Aldo Buffa e la cui Unione dei Lavoratori di Milano pubblica il quindicinale L’ARATRO, con direttore Gino Sequi. In RSI detta Confederazione assieme a quella degli Agricoltori e con le Confederazioni dei Lavoratori dell’Industria, degli Industriali e dei Professionisti e degli Artisti e dei Settori del Commercio e del Credito, con il Decreto Legislativo 20 dicembre 1943-XXII n. 853, fa parte della Confederazione Generale del Lavoro, della Tecnica e delle Arti “la quale, a norma della Legge 3 aprile 1926 n. 563, viene giuridicamente riconosciuta” (art. 2). Invece i Sindacati del dopoguerra non hanno, né vogliono, la personalità giuridica. “Nel suo funzionamento la CGLTA agisce con piena autonomia. Il controllo politico sulla organizzazione è devoluto al Ministro Segretario del PFR; il controllo amministrativo e tecnico è devoluto al Ministro dell’Economia Corporativa” (art. 6). Il lavoro nell’ agricoltura e nelle piccole aziende (punto 13 e punto 14) è il meno trasformato dalla nuova disciplina dell’economia propugnata dai 18 punti del “Manifesto di Verona” del 14 novembre 1943. E’ Capitano dell’8. B.N."Resega" di Milano. Dal 28 ottobre 1944 viene trasferito alla Polizia Repubblicana per avvicendare il Questore Emilio Bigazzi Capanni, già Console MVSN e che dal 27 dicembre 1943 aveva sostituito il Commissario Antonio Mancuso. A questi funzionari competeva il Comando della scorta della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con sede a Gargnano (BS) e campo d’azione da Bogliaco a Gardone, lungo la riva bresciana del Lago di Garda. A disposizione del Comando erano i Marescialli Angelo Assi e Giuseppe Cesarotti, ambedue fidati autisti di Mussolini, ma dileguatisi il 26 aprile 1945 a Como. La sera del 25 aprile 1945 quando Mussolini lascia Palazzo Monforte, è come al solito suo compito scortarlo in accordo con il Segretario Particolare Luigi Gatti, l’Alfa Romeo del quale guida da Menaggio (CO) e si ritrova tra gli assassinati di Dongo (CO), alle 17,40 del 28 aprile.

Idreno Utimpergher
(Empoli, 7 febbraio 1905 – Dongo, 28 aprile 1945)
Giovanissimo partecipò alla marcia su Roma ed il fascismo lo affascinò definitivamente.
Trasferitosi a Trieste per lavoro, all'annuncio della liberazione di Benito Mussolini dal Gran Sasso, nel 1943, riaprì la federazione fascista triestina. Nella RSI divenne federale diLucca, ed, in seguito alla militarizzazione del partito voluta da Mussolini, divenne generale della 36ª Brigata Nera "Piagentini". Con l'arretrare del fronte, la brigata fu spostata inPiemonte per combattere i partigiani.
Negli ultimi giorni della RSI, la Brigata Piagentini fu una delle poche formazioni che riuscirono ad arrivare a Milano, seguendo l'ordine di Alessandro Pavolini per il concentramento finale delle forze. Utimpergher e Pavolini si aggregarono poi al duce che tentava di raggiungere la Valtellina. Fermati dai partigiani, Utimpergher venne fucilato sul lungolago di Dongo il 28 aprile 1945, e portati a Piazzale Loreto a Milano.

Augusto Liverani
(Senigallia, 28 aprile 1895 – Dongo, 28 aprile 1945)
Agostino Augusto Liverani nasce a Senigallia (AN) il 7 agosto 1895. Ufficiale dei Bersaglieri nella Prima Guerra Mondiale e invalido di guerra, aderisce al PNF. Dopo essere stato Preside della Provincia di Novara, durante la Seconda Guerra Mondiale è Segretario del Sindacato Impiegati dell’Industria di Milano. Dal 7 ottobre 1943 è Ministro delle Comunicazioni del Governo della RSI, dopo la rinuncia del cinquantenne Consigliere Nazionale e ingegnere Giuseppe Peverelli, che il 23 luglio 1943 Mussolini aveva nominato Ministro delle Comunicazioni in sostituzione di Vittorio Cini , dimissionario dal 24 giugno pur nominato soltanto il 6 febbraio 1943 e, con Alfredo De Marsico Giuseppe Bastianini, Umberto Albini (tre dei diciannove favorevoli all’o.d.g. Grandi) e Zenone Benini, uno dei più convinti a uscire subito dal conflitto. Il Ministero da Roma si trasferisce a Verona. Alla prima riunione di Governo alla quale partecipa, il 28 ottobre 1943 a Gargnano nell’unica volta tenuta a Villa Feltrinelli, il neo Ministro presenta tre schemi di Decreto: competenze accessorie del personale delle FS, ordinamento Uffici dell’Azienda per i servizi telefonici e stato civile delle vittime per sinistri di navi. Questo ultimo già il 3 novembre 1943 è trasformato nel Decreto Interministeriale n.. 884 sul “trattamento economico degli equipaggi delle navi mercantili catturate dal nemico o perdute o rifugiatesi in porti esteri” con anticipazioni fino a 5 milioni di Lire e la corresponsione degli assegni familiari direttamente alla moglie, al padre, alla madre o alla persona alla quale sono affidati i figli minori a carico. Quella delle Poste e Telegrafi è la Direzione Generale dipendente del Ministero che opera regolarmente, persino nelle emissioni delle carte valori postali, di pregio filatelico. Il 15 novembre 1943 viene istituito il “servizio staffette” per la corrispondenza di Stato e dall’1 agosto 1944 riprende quello di posta aerea con Germania , Finlandia, Turchia (via Istambul, per i prigionieri di guerra in campi dell’Oriente), Spagna e Portogallo. Il traffico ferroviario, sottoposto a continui bombardamenti aerei, è in difficoltà. Funzionano in modo precario servizi sostitutivi con autobus e autocarri militari, mentre riescono a muoversi i trasporti lacuali. Rimpatriando dall’addestramento in Germania, a fine ottobre 1944, Artiglieri della Divisione “Littorio” riattano binari divelti dalle bombe della linea Brennero-Verona: il 19 novembre 1944 ricevono un elogio scritto dal Comandante Superiore del Sud-Ovest Vietinghoff. La Marina mercantile, che svolge cabotaggio per sussistenza militare finche il Fronte è sotto Roma, perde in RSI per azione aeronavale angloamericana 62 Unità superiori a mille tonnellate di stazza, 246 minori e 5 Navi Ospedale. Ventuno sono gli attacchi contro la navigazione interna. Il Decreto del Duce n. 1039 del 26 dicembre 1944 trasferisce i servizi dell’Aviazione civile e del Traffico Aereo dal Ministero delle Forze Armate a quello delle Comunicazioni: è una riforma che da assetto organico al sistema dei traffici, già comprendente Marina Mercantile e Ferrovie. ”Ala Italiana” della RSI, assorbe “Ala Littoria” e “Lati” e in collaborazione con “Lufthansa” gestisce con cinque SM 75 le linee Milano Berlino e Milano Vienna, ambedue con scalo a Monaco. Muore il 28 aprile 1945 a Dongo (CO) nell’eccidio dei Ministri, lasciando in miseria due figli, Riccardo di nove ed Elena di quattro anni, insieme alla moglie Brunilla Fusilli che soltanto nel 1959 riesce a ricevere una pensione quale vedova civile di guerra.

Goffredo Coppola
(Guardia Sanframondi, 21 settembre 1898 – Dongo, 27 aprile 1945)
Filologo, saggista, politico e giornalista italiano. Figlio di Pietro e Maria Ricca, studiò dapprima a Benevento e poi a Napoli. Ancora giovanissimo, fu costretto a sospendere gli studi per combattere nella Prima guerra mondiale, in cui si distinse per valore, tanto da essere pluridecorato. Si laureò quindi, al termine del conflitto, in lettere classiche all'Università Federico II, sotto la guida del grecista Alessandro Olivieri (22 luglio 1920).
Grazie ad una borsa di studio, lasciò la Campania per trasferirsi a Firenze, presso la Scuola papirologica fiorentina, ove fu allievo del filologo e papirologo Girolamo Vitelli, suo conterraneo, e collega di Medea Norsa, dedicandosi allo studio dei papiri greci. Il fratello Mario restò invece nel capoluogo sannita, ove fu giornalista e capo della Federazione Stampa del PNF.
Avviatosi alla carriera universitaria, Coppola esercitò il suo magistero di letteratura greca, dal 1929, a Cagliari (ove insegnò altresì lingua tedesca), e, dal 1932, presso l'Università di Bologna, in cui, nei suoi ultimi anni, tenne corsi anche di letteratura latina. Grazie alle sue qualità di studioso, ottenne la stima del mondo accademico italiano, e specialmente dei futuri colleghi bolognesi, in particolare per i suoi studi callimachei, che gli valsero l'incarico nel rinomato ateneo petroniano. 
Tra i suoi estimatori e amici, infatti, si annoverano — oltre al maestro Vitelli — il rettore dell'università bolognese Alessandro Ghigi, l'archeologo Pericle Ducati, il giurista Felice Battaglia, Giuseppe Bottai, Carlo Alberto Biggini e lo stesso Benito Mussolini.
Nel 1935 fece domanda per partire quale volontario per la campagna militare abissina, ma Bottai rifiutò la sua richiesta a causa dell'importante ruolo accademico e intellettuale di Coppola, tanto che, nel 1937, lo inviò assieme a Ghigi, in quanto rappresentante dell'Università di Bologna, ai festeggiamenti del centenario dell'Università di Atene. Coppola riuscì nondimeno a partecipare alla spedizione bellica contro la Francia nel 1940, nella quale occasione maturò l'idea di redigere il suo Epicuro.
Collaborò, inoltre, a testate giornalistiche di rilevanza nazionale, tra cui «Il Popolo d'Italia», il mensile mussoliniano «Gerarchia», «Pegaso» e «Pan» di Ugo Ojetti e «Civiltà Fascista». Con lo pseudonimo Utinam, e poi col suo nome, si impegnò a lungo nel dibattito — talvolta polemico — incentrato sull'applicazione della nuova riforma scolastica.Di sentimenti fascisti sin dalla Marcia su Roma, quantunque avesse privilegiato lo studio alla politica, verso la fine degli anni trenta fu invece sempre più impegnato politicamente, sostenendo l'operato politico e culturale del regime fascista, e indulgendo talvolta anche a toni violentemente antigiudaici, sebbene non avesse firmato il Manifesto della razza. La sua attività pubblicistica marcatamente fascista, inoltre, gli procurerà critiche da parte di alcuni accademici afascisti o antifascisti.
L'impegno politico divenne primario soprattutto negli anni della Repubblica Sociale Italiana, in veste di prorettore e poi rettore dell'Università di Bologna (dal 18 dicembre 1943) e di presidente dell'Istituto Nazionale di Cultura Fascista (dal 1º marzo 1944, succedendo al filosofo Giovanni Gentile, da poco assassinato dai GAP partigiani). Tale impegno si rinsaldò per i costanti contatti con il comando tedesco in Italia: un documento del 1944 lo cita come «collaboratore» (Mitarbeiter) del capo dei servizi di sicurezza in Italia (Sicherheitsdienst Italien) .
Trovatosi al seguito di Benito Mussolini e altri gerarchi a Dongo, venne qui fucilato dai partigiani e il suo corpo esposto a Piazzale Loreto a Milano, ove trovò temporanea sepoltura, finché i suoi resti non furono traslati al cimitero di Bologna, città ove visse gran parte della sua vita, a cura dei familiari e di alcuni rappresentanti dell'ateneo petroniano.


Pietro Calistri
(Viterbo, 30 ottobre 1914 – Dongo, 28 aprile 1945)
Dopo aver conseguito la maturità classica a Udine, entra nell'Aeronautica come Allievo Ufficiale, ottenendo il brevetto di pilota il 9 marzo 1936 e quello di pilota militare il 25 luglio dello stesso anno. Divenuto sottotenente, prese parte alla guerra civile spagnola combattendo con la 32ª Squadriglia del VI Gruppo Caccia, comandata da Ernesto Botto: al rientro dalla penisola iberica viene promosso tenente.
Trasferito con l'inizio della Seconda guerra mondiale al XXI e poi al XXIII Gruppo Autonomo Caccia, dal 15 dicembre 1940 al 6 febbraio 1941 guida la 75ª Squadriglia in alcune operazioni nel Mediterraneo e in Africa settentrionale, ottenendo due Medaglie d'Argento. Capitano dal 6 febbraio 1941, sempre con il XXIII Gruppo del 54º Stormo Caccia, opera dalle basi siciliane di Trapani, Comiso e Pantelleria venendo insignito di Medaglia di Bronzo sul campo.
Collocato a riposo il 17 luglio 1943, dopo l'armistizio dell'8 settembre aderisce alla Repubblica Sociale Italiana ed è uno degli esponenti di punta dell'Aeronautica Nazionale Repubblicana, di cui guidò la 3ª Squadriglia "Dante Ocarso" (detta "Arciere"), una delle tre che componevano il 1º Gruppo caccia "Asso di bastoni". Arrestato nell'aprile del 1945 dalla 52ª Brigata Garibaldi "Luigi Clerici", verrà fucilato dai partigiani a Dongo insieme ad altri gerarchi fascisti perché ritenuto pilota personale del duce, che invece era Virgilio Pallottelli.


Paolo Zerbino
(Carpeneto, 21 giugno 1905 – Dongo, 28 aprile 1945)
Ministro dell'Interno della Repubblica sociale italiana.
Aderì giovanissimo al movimento fascista. Ricoprì gli incarichi di segretario federale sia a
Vercelli, sia ad Alessandria. Nel 1938 è tra i firmatari del Manifesto della razza in appoggio alle leggi razziali fasciste. Nel 1941 fu nominato prefetto della nuova provincia di Spalato.
Nel settembre del 1943 aderisce al Partito fascista repubblicano di cui è commissario speciale presso la Federazione di Roma e il 21 ottobre 1943 si insedia come capo della provincia a Torino, il 7 maggio 1944 viene nominato sottosegretario agli Interni della Repubblica sociale italiana. Il 21 settembre 1944 fu inoltre nominato commissario straordinario per il Piemonte. Lasciò l'incarico di sottosegretario il 12 febbraio 1945, quando assunse la carica di Ministro dell'Interno al posto di Guido Buffarini Guidi. Nell'aprile del 1945 i partigiani lo presero prigioniero a Dongo e, insieme ad altri gerarchi e membri del governo fascista, fu fucilato il 28 aprile


Il federale di Vercelli Paolo Zerbino, visita in veste informale la fabbrica Gallo a Cossato


Paolo Porta
(Como, 26 gennaio 1901 – Dongo, 28 aprile 1945)
Laureato in giurisprudenza, avvocato, durante il Ventennio si iscrisse al Partito Nazionale Fascista di cui fu acceso militante. Dopo l'armistizio di Cassibile aderisce alla Repubblica Sociale Italiana ed il 14 settembre 1943 riaprì la sede del Fascio di Como, diventando federale del nuovo Partito Fascista Repubblicano. In quei mesi convulsi si arruola nella risorta MVSN, divenendo poi Comandante dell' 11ª Brigata Nera “Rodini”: in questa veste fu uno dei sostenitori dell'ipotesi della “ridotta della Valtellina”, ossia un piccolo esercito formato da fedelissimi del regime che avrebbe dovuto combattere fino allo stremo contro le forze angloamericane in una sorta di battaglia delle Termopili.
Partecipa all'Assemblea del PFR del 14 novembre 1943 a Verona e fu uno dei firmatari del "manifesto" programmatico di Verona della RSI. Nel marzo del 1944 avvicenda Fulvio Balisti come delegato regionale per la Lombardia nel Direttorio del PFR insediato a Maderno il 22 febbraio di quell'anno. Il 27 aprile viene arrestato dai partigiani a Musso e 24 ore dopo verrà condotto al muretto del porticciolo di Dongo, in cui troverà la morte per fucilazione. Il 29 aprile la sua salma arriva a Piazzale Loreto ma il suo corpo senza vita non verrà esposto.


Luigi Gatti
(Milano, 18 giugno 1913 – Dongo, 28 aprile 1945)
Laureato in giurisprudenza, giovanissimo si arruolò nel Corpo Truppe Volontarie e combatté dalla parte dei franchisti la guerra civile spagnola dal 22 dicembre 1936 al 10 marzo 1939, giorno in cui si sposò con Moras Maria del Pilar, di quattro anni più giovani di lui. Intrapresa la carriera politica, nel 1939 avvicenda Francesco Catto quale Segretario del Partito Nazionale Fascista di Nuoro. Nel 1941 viene dichiarato è comandato per incarichi speciali mentre l'anno seguente fu eletto segretario comunale del PNF a Treviso, incarico precedentemente ricoperto da Umberto Bianchi. Il 18 aprile del 1943 inizia a lavorare per conto del Ministero dell'Interno.
Dopo l'armistizio di Cassibile aderisce alla Repubblica Sociale Italiana; viene nominato prefetto di seconda classe il 28 ottobre 1943 e una settimana dopo ritorna a Treviso dove lavora come Capo Provincia: tiene questo incarico fino al 22 giugno 1944, giorno in cui viene sostituito da Francesco Bellini. Dipendente del Ministero degli Esteri di Salò, fu prefetto di Milano dal 23 giugno 1944 al 2 aprile 1945.
Segretario particolare di Mussolini a partire da quest'ultima data, prospettò al Duce una fuga in extremis verso la Spagna (in cui sarebbe stato ospitato dai suoi suoceri) che però non poté essere realizzata. Dopo aver fatto riparare la moglie e i tre figli in un convento milanese, segue Mussolini nella sua fuga fino a Menaggio dove all'alba del 27 aprile fu preso prigioniero dai partigiani: condotto a Dongo poche ore dopo, sarà fucilato insieme ad altri gerarchi fascisti e il suo corpo fu esposto a Piazzale Loreto.


Vito Casalinuovo
(San Vito sullo Ionio, 21 febbraio 1898 – Dongo, 28 aprile 1945)
Nato in una famiglia benestante (il padre, omonimo, fu sindaco del suo paese natio), dopo il conseguimento della maturità classica si arruolò volontario nell'esercito per combattere la Prima guerra mondiale, da cui ne uscì mutilato alla mano destra. Nel 1920 viene Sottotenente e successivamente raggiunse il grado di Maggiore. Il 13 luglio 1921 si iscrive al Partito Nazionale Fascista, il 1º febbraio 1923 si arruola nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e nel 1927 fa parte di un Reparto Speciale di scorta al Capo del Governo.
Comandante delle Coorte Autonoma di Oristano, partecipa da volontario al conflitto italo-etiope con la 3. Divisione Camicie Nere “21 Aprile” e alla guerra civile spagnola con il Corpo Truppe Volontarie. Dal 24 maggio 1939 al 15 agosto 1941 comanda a Rodi la 221. Legione Egea “Conte Verde” con il grado di Console. Dal 1º ottobre 1941 è responsabile del Quartir Generale del Comando Generale MVSN ed è mobilitato nello Stato Maggiore dell’Esercito per incarichi speciali.
Dopo l'armistizio di Cassibile aderisce alla Repubblica Sociale Italiana ed è uno degli otto giudici scelti a presiedere il processo di Verona contro i gerarchi che aderirono all'ordine del giorno Grandi. Colonnello della Guardia Nazionale Repubblicana, il 3 settembre 1944 diventa Ufficiale d’Ordinanza del Duce. Segue Mussolini negli ultimi, convulsi giorni dell'aprile 1945 ma viene catturato dai Partigiani della 52ª Brigata Garibaldi "Luigi Clerici" e giustiziato a Dongo.

Ferdinando Mezzasoma
(Roma, 3 agosto 1907 – Dongo, 28 aprile 1945)
Nacque in una famiglia piccolo borghese: il padre è un impiegato della Banca d'Italia a Perugia, città dove lui e la sua famiglia saranno costretti ad emigrare nel 1920. Al fine di aiutare finanziariamente la sua famiglia fece dei piccoli lavori manuali, che gli servirono anche a pagarsi gli studi, diplomandosi prima in ragioneria e poi laureandosi in Economia e Commercio.
Segretario dell' avvocato Amedeo Fani, quando egli viene nominato sottosegretario agli Esteri nel 1929 Mezzasoma lo segue. Nel 1931 aderisce al Partito Nazionale Fascista e poco dopo viene nominato segretario del Gruppo Universitario Fascista (GUF) e membro del direttorio federale di Perugia (1932-1935). Apprezzato giornalista, inizia a collaborare con alcune testate di regime (Dottrina fascista e Roma fascista ad esempio) in cui si firma con lo pseudonimo di Diogene. Direttore dell' Assalto nel 1934 e condirettore di Libro e Moschetto, l'organo ufficiale dei GUF, nel 1937 pubblica il volume Essenza dei GUF, distribuito capillarmente a tutte le organizzazioni giovanili inquadrate dal regime. Insegnò alla Scuola di Mistica Fascista
Promosso alla carica di vicesegretario generale dei GUF nel 1935, due anni dopo entra come membro di diritto nel direttorio nazionale del PNF (gennaio 1937), fino a quando il 23 febbraio 1939 viene nominato vicesegretario del partito, carica che ricopre per oltre tre anni. Contrario all' "ordine del giorno Grandi" del 25 luglio 1943, sosterrà Benito Mussolini anche nella Repubblica Sociale Italiana, di cui sarà Ministro della Cultura Popolare. Dopo alcuni dissidi con Junio Valerio Borghese (contrario alla soppressione del suo foglio personale Orizzonte), il 19 aprile del 1945 si trasferirà a Milano prendendo commiato dai suoi collaboratori. In quei giorni concitati Mezzasoma avrebbe avuto la possibilità di salvarsi scappando ma egli rifiutò tale ipotesi affermando in pubblico "sono un ministro di Mussolini, vado a morire con Mussolini": catturato infatti dai partigiani dopo un fallito tentativo di organizzare una resistenza in Valtellina assieme a Pavolini, fu giustiziato a Dongo, portati poi in Piazzale Loreto.


Nicola Bombacci,
 (Civitella di Romagna, 24 ottobre 1879 – Dongo, 28 aprile 1945)
Dirigente socialista durante la Prima guerra mondiale e il primo dopoguerra, entusiasmato da Lenin e dalla rivoluzione d'ottobre, fu nel 1921 uno dei fondatori del Partito Comunista d'Italia, assieme ad Antonio Gramsci ed Amadeo Bordiga. Dopo l'instaurazione della dittatura fascista rimase in Italia e negli anni trenta si avvicinò al fascismo in maniera indipendente, dirigendo la rivista La Verità. Partecipò alla Repubblica Sociale Italiana, convinto sinceramente che la socializzazione dell'economia fosse la realizzazione della rivoluzione in favore dei lavoratori, ma venne catturato insieme a Mussolini, e fucilato a Dongo.

Marcello Petacci
(Roma 1º maggio 1910 - Dongo 28 aprile 1945)
Marcello Petacci, di due anni più  vecchio di Claretta, si era laureato in medicina a 22 anni, era assistente del prof. Donati a Milano. Ufficiale di marina. La morte di Marcello Petacci ha molti punti discussi. Si dice che, nelle prime settimane del 45, dopo alcuni viaggi in Svizzera, sia tornato in Italia per trovarsi fra gli uomini della colonna Mussolini che dopo il 25 aprile aveva preso la inopportuna strada del lungo lago di Como e che ebbe -come tutti- a portarlo verso il tragico epilogo di Dongo.  Si dice ancora che in quella occasione fosse alla guida della sua auto, una lancia, con a bordo sua sorella Claretta e sotto le mentite vesti di un diplomatico spagnolo.  Infatti dopo la cattura di Mussolini a Dongo, il partigiano Urbano Lazzaro "Bill" venne avvicinato da un compagno che lo informò della presenza di un console spagnolo e la sua famiglia in una Alfa Romeo che si era accodata alla macchina dell'ufficiale tedesco della Flack Fallmeye. Marcello Petacci, secondo la descrizione che ne fece "Bill", a quel tempo era un uomo biondo e massiccio, con una piccola mosca sul mento. Al suo fianco c'era Claretta e sul sedile posteriore un'altra donna con due ragazzini, la moglie Zita Ritossa, con in dosso una pelliccia ed un cappello marrone.   Alla richiesta dei documenti Marcello Petacci estrasse un passaporto del consolato spagnolo in Milano intestato a don Juan Munez y Castillo, poi un altro per sua moglie, ed un altro ancora per marito moglie e figli.  Tutto si risolse nel piu' pericoloso dei modi. Costretto a portarsi con la sua auto presso l'ingresso del Municipio di Dongo, venne fatto accomodare con la famiglia in una saletta al suo interno con tutte le valige ed ivi debitamente rinchiuso.  Nel pomeriggio, dopo le 17.00, il capo partigiano "Pedro", dopo un colloquio che ebbe con lui, ordinò al partigiano "Ettore" di condurre l'ospite', con la famiglia, presso l'Albergo Dongo, predisponendo che vi fosse adeguata vigilanza. In quella stanza rimase invece Claretta.  Il destino di Marcello fu comunque definitivamente segnato dal momento in cui era stato messo dinanzi al "colonnello Valerio" e questi l'aveva scambiato per Vittorio Mussolini e subito minacciato di morte. Stettero per porlo in fila infatti, in Piazza, a Dongo, accanto ai gerarchi, per essere fucilato.  Una distrazione dei partigiani, ed ecco, in un attimo, mentre sta per percuotersi la scarica mortale sui gerarchi, lui si svincola, spicca improvviso un salto nel lago, cercando la impossibile salvezza a nuoto.  Lo raggiunsero immediatamente lunghe raffiche di mitra. Lo ripescarono cadavere i partigiani. Caricato sul camion insieme a tutti gli altri gerarchi massacrati quel pomeriggio in piazza, fu portato a Milano... per essere esposto accanto alla sorella Claretta e Mussolini e Claretta, a Piazzale Loreto. Il l 13 aprile del 1951 fu esumato il cadavere del presunto Marcello Petacci, sepolto sotto il falso nome di Mario Conterini.

Roberto Farinacci
(Isernia, 16 ottobre 1892 – Vimercate, 28 aprile 1945)
Nato a Isernia nel 1892, fu volontario nella Prima Guerra Mondiale e partecipò alla fondazione dei Fasci di combattimenti nel 1919.Direttore nel 1922 del quotidiano "Cremona Nuova", fu segretario del fascio locale nel 1919-24 e nel 1925-29. La sua elezione a deputato nel 1921 fu annullata per la giovane età. Esponente del versante più intransigente del fascismo, si oppose al patto di pacificazione del 1921 con i socialisti; dopo la Marcia su Roma, cercò di rinviare la scelta "legalitaria" e "normalizzatrice" di Mussolini, in nome di una "seconda ondata" del Fascismo. Membro del Gran Consiglio del Fascismo, divenne nel 1925 segretario generale del Partito Nazionale Fascista, ma mantenne tale carica per soli 13 mesi, a causa delle divergenze con Mussolini. Fu l'avvocato difensore degli imputati al processo per l'assassinio di Matteotti. Nel 1929 fondò a Cremona il quotidiano "Il regime fascista". Negli anni Trenta non ricoprì incarichi politici di rilievo: volontario nella guerra d'Etiopia, fu favorevole all'intervento in Spagna e all'introduzione delle leggi razziali nel 1938. Sostenitore dell'alleanza con Hitler, respinse l'ordine del giorno nella seduta del Gran Consiglio del Fascismo del 25 luglio 1943. Fuggito in Germania, tornò nuovamente a Cremona, e durante la R.S.I. si mantenne al di fuori della politica. Fu fucilato dai partigiani nel 1945 a Vimercate.
LA FUCILAZIONE DI ROBERTO FARINACCI




Achille Starace
(San Nicola di Gallipoli, 18 agosto 1898-Milano 28 aprile 1945)
Achille Starace nacque  da un’agiata famiglia di commercianti di vino ed olio. Studente non particolarmente brillante, nel 1905 si reca a Venezia per frequentare l’Istituto di Ragioneria. Quivi si sposa appena ventenne (1909) con Ines Massari, ponendo però la residenza di famiglia a Gallipoli. Frequentato il Corso Allievi Ufficiali nei Bersaglieri (1910), si congeda prima della guerra di Libia. Sempre in Veneto si dedica, come il padre, al commercio di vini, ma allo scoppio della Grande Guerra conosce e aderisce all’ interventismo Mussoliniano e si arruola volontario. Combatté valorosamente distinguendosi subito per molti atti di coraggio e ottenendo una medaglia d’argento al valor militare, quattro di bronzo e diverse croci di guerra. Viene così promosso sul campo a Tenente e si congeda come Capitano.
Nel dopoguerra, divenuto Mussoliniano di ferro, è posto a capo dello Squadrismo tridentino, conducendo una vasta campagna propagandistica coadiuvato da Farinacci. Presidente del congresso di Bologna che nel gennaio 1922 vide la nascita della Confederazione delle Corporazioni Sindacali Fasciste, partecipò alla Marcia su Roma. Fu Commissario Politico del Gran Consiglio del Fascismo nel 1923. Nel 1924 viene eletto Deputato, nel 1926 è alla Vicesegreteria del Partito e diventa Luogotenente Generale della Milizia, entrando nel Gran Consiglio del Fascismo. 
Giunge alla ribalta negli anni ’30 divenendo Segretario Generale del Partito Nazionale Fascista (1931-1939), promuovendo una rinnovellata importanza politica della carica. In tale veste si fa carico in prima persona dell’inquadramento delle masse e della diffusione dello spirito e dell’etica Fascista. In quegli anni fu uno dei Gerarchi più importanti del Regno e fu il principale organizzatore delle adunate oceaniche e delle grandi manifestazioni del Regime. Sua l’introduzione del cosiddetto “sabato Fascista”, giorno dedicato alle manifestazioni pubbliche del Regime e di tutto il Popolo d’Italia, unito nel Fascismo, nonché all’attività sportiva ed alla ginnastica (sabato ginnico). ‘E inoltre lui il cerimoniere delle manifestazioni e delle adunate, codificandone minuziosamente l’etichetta. ‘E ancora lui l’inventore e il realizzatore di motti, saluti e di tutto uno stile che diventerà tipico e caratterizzante (dal saluto al Duce perfettamente codificato, al “voi” Fascista, dalle parate dell’Impero alla divisa d’orbace). Sotto la sua guida il Partito divenne un organo d’importanza sempre maggiore nella vita pubblica. 
Questa impostazione ebbe da un lato molti grandi meriti, dall’altro alcuni difetti oggettivi. Tra i grandi meriti si annoverano: la difesa della lingua e della cultura Italiana con l’importantissima lotta per la purezza della lingua, contro le parole straniere od errate; la diffusione, anche con l’esempio, delle corrette pratiche igienico-sanitarie comprensive della promozione sportiva; l’istituzione delle Colonie marine e montane nonché delle Scuole rurali per i ragazzi, con il famoso “cambio d’aria” che tanta salute portò in ispecie alle popolazioni delle regioni povere. Tra i difetti oggettivi di quest’impostazione si trova invece un notevole eccesso di vuota retorica e di demagogia, a fronte di una scarsa reale diffusione dell’etica Fascista. Con lo scoppio della Guerra d’Etiopia s’arruola volontario ed è posto al comando della mitica colonna celere, di cui lascerà scritte le memorie nel celeberrimo libro “La Marcia su Gondar”. Ottiene una nuova medaglia d'argento al valor militare. 
 Favorevole alle leggi razziali (1938), si allinea senza discutere all’alleanza con la Germania. Il 31 ottobre 1939 Starace viene sostituito da Muti alla Segreteria del Partito e diventa Comandante e Capo di Stato Maggiore della MVSN. Con la guerra di Grecia dell'ottobre del 40 è in prima linea al comando della Milizia, ma, dopo numerose sconfitte, rassegna le dimissioni.
Si ritira quindi dalla vita pubblica, rinunciando a tutte le cariche e conducendo vita schiva e spartana. Con l’avvento della RSI, si trasferisce a Milano, disponibile ad un eventuale chiamata del Duce. Tuttavia i tedeschi e gli stessi Repubblichini non si fidano di lui e lo confinano a Lumezzane, nel Bresciano, dal giugno al settembre del 1944, quando torna nel suo appartamento milanese. 
Il 28 aprile 1945, mentre in tuta da ginnastica fa la solita corsa mattutina in strada, assolutamente ignaro della sorte del Capo, viene apostrofato da un gruppo di uomini, che quasi scherzando gli urlano “dove vai Starace?”; al che egli risponde “vado a prendere un caffè”. Ma purtroppo si tratta di banditaglie partigiane, che lo rapiscono trascinandolo in una scuola vicina per organizzargli un processo farsa e assassinarlo barbaramente e altrettanto barbaramente condurlo allo scempio di Piazzale Loreto.

LA FUCILAZIONE DI ACHILLE STARACE


UN “MISTERO” CHE TALE NON E’
Credo che non sia errato sostenere che il grosso pubblico (che poi è spesso anche il più “grossolano”) ritenga che il “mistero” dell’oro di Dongo sia rimasto tale per volontà dei fascisti in fuga con camion carichi di danaro e metalli preziosi. In effetti, così non è: è stato il PCI, beneficiario della rapina effettuata sul lago in quelle convulse giornate a non voler mai chiarire le effettive quantità e natura del maltolto, lasciando corressero anche voci esagerate ed irrealistiche (basti dire che due diverse fonti americane parlano rispettivamente di 200 milioni e 8 miliardi di lire). A dar manforte agli uomini del PCI ci fu la Magistratura, sempre “allineata” alla volontà dei capi di turno. Ecco la singolarissima cronistoria del processo per “l’oro di Dongo”:
1. alla fine del 1945 il Procuratore del Re di Como avvia un’indagine per sapere come sono andati i fatti e dove sono finiti i beni sequestrati;
2. il 23 settembre del 1946 la Corte d’Appello di Milano emette una sentenza di “inagibilità del giudizio” perché ritiene la competenza della Magistratura militare;
3. a seguire, il Pubblico Ministero militare cui è stata affidata la pratica si rivolge alla Cassazione sostenendo che il reato di appropriazione indebita è stato commesso a guerra finita e quindi la competenza è dei tribunali civili;
4. la cassazione non si pronuncia sul merito, ma appigliandosi al fatto che doveva essere chiamata in causa non dal Pubblico Ministero, ma da un Giudice, respinge l’istanza;
5. a gennaio 1947 la pratica torna così alla Procura militare di Milano;
6. nel febbraio dello stesso anno, il Generale Zingales dispone l’arresto di alcuni dirigenti comunisti ritenuti implicati nel furto;
7. un mese dopo Zingales viene rimosso dall’incarico, e affidato ad altro Pubblico Ministero;
8. nel luglio la Procura Militare rinnova l’istanza alla Cassazione perché dichiari la sua incompetenza;
9. l’11 agosto la Cassazione affida la pratica alla Corte d’Appello di Milano, che riparte da zero, e dopo due anni rinvia a giudizio, davanti alla Corte d’Assise di Como, 30 persone
10. 4 giorni dopo, la Corte d’Appello di Como si appella nuovamente alla Cassazione perchè il processo sia trasferito altrove per “legittima suspicione” della sede lariana;
11. il 20 gennaio del ’50 la Cassazione decreta il trasferimento a Padova, e fissa la data di inizio al 15 giugno;
12. acquisiti gli atti, il Procuratore Generale di Padova individua altri 10 imputati, e assegna –su parere conforme della Cassazione- a Milano la relativa istruttoria;
13. palleggiamenti, cambi di avvocato, indagini, etc, fanno sì che il 20 aprile del 1957 (12 anni dopo !) si possa iniziare a Padova il processo che vede imputati, tra gli altri, anche dei parlamentari comunisti;
14. in agosto, uno dei giudici popolari viene trovato suicida, e il processo iscritto a nuovo ruolo.
In realtà, nessun Tribunale riprenderà mai in mano i fascicoli, che diventeranno carte impolverate sugli scaffali degli archivi…..

(da: Gianni Oliva, “Il tesoro dei vinti”, Milano 2015)

BERGAMO - 29 Aprile 1945
Vengono trucidati, davanti all'ingresso del Cimitero di Bergamo, 
nove Fascisti prelevati nel vicino paese di Urgnano.
Cipriano PILENGA (nella foto)
Giuseppe PILENGA
Luca CRISTINI
Davide MARCHIONDELLI
Lorenzo VECCHI
Mario MORATTI
Giovanni Battista NOZZA
Luciano ANGERETTI
Luigi DONATI
Inoltre, è bene sottolineare che tutti vennero depredati degli averi 
(soldi e oggetti preziosi) e in qualche caso anche delle scarpe.

”PROCESSO BREVE”
Nella foto sotto, una circolare del CLN 1° Divisione Alpina Val Chisone, emanato nelle convulse giornate della “Liberazione”…esso, tra l’altro, prevede che: “gli appartenenti alle Brigate nere, Folgore, Nembo, X Mas e tutte le truppe volontarie sono considerati fuori legge e condannati a morte. Uguale trattamento sia usato anche ai feriti di tali reparti trovati sul campo”. “in caso si debbano fare dei prigionieri per interrogatori ecc, il prigioniero non deve essere tenuto in vita oltre le tre ore”.
Il ritorno della legalità, dopo la barbarie fascista……


28 APRILE 1945, TORINO
A Torino, nella caserma di via Asti, sede del Comando provinciale della GNR, nella notte tra il 27 e il 28 aprile: “La decisione finale è di raggiungere la colonna in partenza da piazza Castello…La caserma è abbandonata da più di cento uomini, a dirigere le operazioni è il Capitano Milanaccio. Su di un camion a rimorchio, con le fiancate protette da materassi, salgono le famiglie, con donne e bambini, e vi vengono deposti anche quattro cadaveri…alla testa ci sono due autoblindo, poi il camion coi familiari ed un carro armato leggero. Ai fianchi, appiedati, un centinaio di militi…il corteo prende via Po, i militi marciano riparati sotto i portici e si uniscono, a metà strada con quelli provenienti dalla Caserma Bergia….E’ l’una di mattina ed in piazza Castello i fascisti con i loro familiari, ed i pochi tedeschi riunitisi ai Giardini Reali hanno formato una colonna di parecchie migliaia di persone, dalle 15.000 alle 20.000. il Colonnello Cabras ha il comando, mentre il Colonnello Swich ha il compito di proteggere la colonna con le autoblindo della Leonessa. Viene dato l’ordine di prepararsi a partire, ma i carri trainati dai buoi devono essere abbandonati, chi vuole può andare in bicicletta. Il Colonnello Swich si sgola al megafono perché la partenza avvenga per Reparto o gruppo familiare. Prima parte un’autoblinda, dietro una Lancia….il Colonnello Swich e il Tenente Domenico Lena, il primo in auto con mitragliera, il secondo in moto, fiancheggiano la colonna. Dopo le macchine seguono due compagnie dei RAP, due plotoni della X° MAS, un Battaglione Mussolini, un gruppo di Ausiliarie, il Battaglione OP della GNR, la Brigata Nera Ather Capelli. Chiudono la colonna le autoblindo della Leonessa. La testa della colonna raggiunge Porta Palazzo quando i Giardini e il cortile del Palazzo Reale sono ancora pieni di gente che vuol salire sui camion. Per non intasarsi sotto l’arco che unisce Palazzo Reale con via XX Settembre, ci si divide: gli automezzi pesanti raggiungono Porta Palazzo passando per Piazza Castello ed i Giardini Reali, gli altri passando sotto l’arco. La direzione è verso Milano”.

(Michele Tosca, “I ribelli siamo noi”, Collegno 2007)


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